La luce fioca del mattino a malapena filtrava dalle veneziane; tutto ansimava sotto il peso di quell'aria crespuscolare, l'ansia del nuovo giorno si materializzava nel silenzio rotto da suoi passi incerti verso la porta. Ad un tratto lo strattone del filo ormai teso per la distanza quasi non gli strappò il telefono dalle mani. Allora si riprese di colpo e con rabbia parlò:
- Ora lo sai... ora lo sai!
- Ora so solo che non posso fidarmi.
- Se fidarsi significa che io esisto solo nell'album dei tuoi amici, allora no, non fidarti.
- Non me la sento.
- Non capisco.
- Non so se...
- No, io così non riesco. Io voglio parlare di me di te... ma sento solo che tu stai ascoltando la confessione di un peccato.
- Le cose non nascono così, non possono farlo, non senti il nervosismo?
- Hai ragione. Dovrei fartelo capire attraverso una metafora, dovrei ingannare le tue orecchie per saltare la tua mente e cadere diretto al cuore.
- Tu e io ci conosciamo da troppo tempo, io voglio che torni come prima.
- Forse è proprio per colpa del prima che è venuto il dopo... e l'adesso.
- Tu sai che non posso risponderti.
- Tu sai che non avrò mai risposte, ed in questo modo nemmeno tu.
- Io non voglio domande, le risposte fanno male, chiudono l'immaginazione ed i sogni.
- Tu vorresti che le cose accadessero e basta, che non venisse pronunciata nemmeno una parola che le descrivesse, perché altrimenti tutto verrebbe inchiodato alla realtà. E' questa il nemico che vuoi evitare? Pensi che parlare delle emozioni sia come legargli un sasso e gettarle in mare?
- Ecco, si.
- Allora vorrà dire che rinascerò aria e farò in modo che tu mi respiri per attraversare i tuoi occhi senza essere visto, per poterti sfiorare senza essere percepito, per parlarti così che tu possa sognarmi.
Bellissimo,veramente. Boccadoro è un artista della parola.E delle sensazioni.
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